- 26 Aprile 2012
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Capitolo quinto.
Il lunedì senza bici è un lunedì triste, ma mi ricordo che sono in ferie, e quindi tanto vale. Prendo la mia zarrissima autovettura e decido di fare una giornata quantomeno culturale, e già che ci sono mi riprometto di andare a fare la spesa in un supermercato che non costi un occhio della testa.
Di conseguenza, vado a Nogales.
Nogales, città di frontiera col Messico (dall'altro lato si chiama Heroica Nogales, è un luogo di rara bruttezza, e in giro ci sono certi brutti ceffi che parlassero con accento di Torino Nord penserei di essere a Venaria. Paradossalmente, i meno maranza sembrano essere quelli alla guida di auto con targhe messicane.
Comunque sia, faccio una spesa in un supermercato locale, l'unico al di fuori del Kyrgyzstan ad avere il pavimento in cemento levigato (e crepato), e comunque mi partono una sessantina di dollari per frutta e verdura. Mio fratello - chiamiamolo Bieverly Hills perchè abita in collina - vuole del chili in polvere che sia potente, e allora mi faccio raccomandare da una signora. Mi rifila un pacco di chili fatto a Jalisco. Quando le chiedo se fammmale, questa mi fa "matagringos" con il sorriso di una che se ne intende. Andata.
Uscendo da Nogales vengo quasi travolto da un corteo di SUV del dipartimento dello sceriffo che stanno andando a 90mph in una zona con limite a 35. Tra l'altro sono così grossi che, a fare una curva, a momenti se ne ribalta uno. Forse è per questo che, in questo paese, non ci sono rotonde.
Ma dicevo che mi sarei dato alla cultura, e infatti - su consiglio del cowboy conosciuto il sabato sera al baretto - vado a vedere il Tumacacori National Historical Park. Trattasi di ciò che resta di una missione - anzi, tre - create dai francescani per evangelizzare le comunità indigene della zona, soprattutto O'odham. La missione venne fondata nel 1691, abbandonata dopo una rivolta, e poi ripresa nel 1752 e venne abbandonata nel 1844. Ora è un monumento nazionale, e viene gestita da una serie di volontari che, a naso, penso abbiano potuto vedere la fine dei Merovingi in Francia. Ad ogni modo, persone splendide. Mi lasciano una corposa guida in laminato e sono libero di andare in giro.
Seguo un trio di professoresse in pensione, anch'esse probabilmente coetanee della Montessori, e una legge a voce alta la guida, così mi limito a sentirla; seppure la soglia degli -anta si stia appropinquando pure per me, devo ammettere di aver ridotto l'età media nel museo in maniera non indifferente.
Ad ogni modo, ecco il chiostro della chiesa. Il pensiero corre all'originale spagnolo, e mi domando se i preti, qui, non sentissero un po' di nostalgia di casa.
La chiesa in sè. Intorno c'erano laboratori di artigianato, capanne in adobe, un frutteto (ora ripiantato), granai, il cimitero. Ora rimane ben poco.
L'altare. L'intera navata era stata aperta a picconateda Cossiga da cacciatori di tesori che si aspettavano di trovare chissà cosa. Ma siccome qui c'erano i francescani e non, chessò, i domenicani, non c'erano ori e materiali preziosi.
Al momento dell'abbandono della missione, i locali erano intenti a costruire la volta di questo edificio a pianta tonda, che doveva fungere da cappella mortuaria.
Il cimitero. Ultima sepoltura avvenuta nel 1918, una bambina morta di Spagnola.
Il complesso visto di lato.
Sistemata la missione decido di andar a mangiare qualcosa di messicano e, soddisfatto quel bisogno, torno a Patagonia. Poco dopo mi arriva un messaggio sul telefono: è Noa, la bici è pronta.
Il lunedì senza bici è un lunedì triste, ma mi ricordo che sono in ferie, e quindi tanto vale. Prendo la mia zarrissima autovettura e decido di fare una giornata quantomeno culturale, e già che ci sono mi riprometto di andare a fare la spesa in un supermercato che non costi un occhio della testa.
Di conseguenza, vado a Nogales.
Nogales, città di frontiera col Messico (dall'altro lato si chiama Heroica Nogales, è un luogo di rara bruttezza, e in giro ci sono certi brutti ceffi che parlassero con accento di Torino Nord penserei di essere a Venaria. Paradossalmente, i meno maranza sembrano essere quelli alla guida di auto con targhe messicane.
Comunque sia, faccio una spesa in un supermercato locale, l'unico al di fuori del Kyrgyzstan ad avere il pavimento in cemento levigato (e crepato), e comunque mi partono una sessantina di dollari per frutta e verdura. Mio fratello - chiamiamolo Bieverly Hills perchè abita in collina - vuole del chili in polvere che sia potente, e allora mi faccio raccomandare da una signora. Mi rifila un pacco di chili fatto a Jalisco. Quando le chiedo se fammmale, questa mi fa "matagringos" con il sorriso di una che se ne intende. Andata.
Uscendo da Nogales vengo quasi travolto da un corteo di SUV del dipartimento dello sceriffo che stanno andando a 90mph in una zona con limite a 35. Tra l'altro sono così grossi che, a fare una curva, a momenti se ne ribalta uno. Forse è per questo che, in questo paese, non ci sono rotonde.
Ma dicevo che mi sarei dato alla cultura, e infatti - su consiglio del cowboy conosciuto il sabato sera al baretto - vado a vedere il Tumacacori National Historical Park. Trattasi di ciò che resta di una missione - anzi, tre - create dai francescani per evangelizzare le comunità indigene della zona, soprattutto O'odham. La missione venne fondata nel 1691, abbandonata dopo una rivolta, e poi ripresa nel 1752 e venne abbandonata nel 1844. Ora è un monumento nazionale, e viene gestita da una serie di volontari che, a naso, penso abbiano potuto vedere la fine dei Merovingi in Francia. Ad ogni modo, persone splendide. Mi lasciano una corposa guida in laminato e sono libero di andare in giro.
Seguo un trio di professoresse in pensione, anch'esse probabilmente coetanee della Montessori, e una legge a voce alta la guida, così mi limito a sentirla; seppure la soglia degli -anta si stia appropinquando pure per me, devo ammettere di aver ridotto l'età media nel museo in maniera non indifferente.
Ad ogni modo, ecco il chiostro della chiesa. Il pensiero corre all'originale spagnolo, e mi domando se i preti, qui, non sentissero un po' di nostalgia di casa.
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L'altare. L'intera navata era stata aperta a picconate
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Il cimitero. Ultima sepoltura avvenuta nel 1918, una bambina morta di Spagnola.
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Il complesso visto di lato.
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Sistemata la missione decido di andar a mangiare qualcosa di messicano e, soddisfatto quel bisogno, torno a Patagonia. Poco dopo mi arriva un messaggio sul telefono: è Noa, la bici è pronta.