Continuando la discesa, che sembra interminabile, dentro la valle di Heishui, il paesaggio diventa inaspettatamente sempre più arido. Ad un certo punto si giunge davanti al villaggio tibetano di Se’ergu, che si rivela un’interessante sorpresa.
È un antico villaggio posizionato strategicamente su un pendio che domina la valle, fatto di case di pietra, come venivano costruite qui le abitazioni fino a non molto tempo fa, con stretti vicoli e scalinate, e un sistema per portare l’acqua dalla montagna verso le abitazioni.
La via di accesso
La cosa insolita di questo posto è che a differenza di qualunque cosa in Cina che abbia un minimo di interesse turistico/storico/culturale, non è stato completamente commercializzato e trasformato in trappola per turisti. Mi aspettavo di trovare il solito posto restaurato (se non finto), pieno di negozi e ristoranti, magari ricavati nelle case espropriate ai residenti originali e date in gestione a commercianti di fuori… in realtà il posto è autentico ma deserto. Sono l’unico turista, non c’è una biglietteria o un guardiano e nemmeno un negozio dove comprare una bottiglia d’acqua. Ha un’atmosfera da borgo medievale, o di un centro storico di un paesino sulle Alpi.
Peccato che alcune case siano diroccate o parzialmente crollate, soprattutto nella parte alta del villaggio. Alcuni residenti vivono in case restaurate nella parte bassa, la maggior parte si è trasferita nel villaggio nuovo di fianco.
In giro ci sono alcuni cartelli anche in inglese (approssimativo) con spiegazioni su alcuni degli edifici e le loro funzioni
Da queste parti si usa mettere delle rocce bianche sopra gli stipiti delle porte di ingresso delle case
È un labirinto. Man mano che si sale le case sono più vecchie e semi-distrutte, con stanze minuscole. Alcune sembrano fortificazioni medievali.
Il villaggio nuovo, sulla sinistra
Uscendo dal villaggio, a cui si accede da uno stretto ponte, riesco finalmente a trovare un minuscolo negozietto per comprare l’acqua. Faccio notare al negoziante che non e' stato facile trovarlo, strano per un posto del genere, e da quanto comprendo della sua risposta, il governo locale ha cercato di sviluppare il villaggio come centro turistico ma i residenti originali non vogliono vendere le loro vecchie case, e cercano per quanto possibile di mantenere il villaggio come volontari.
Prima di ripartire faccio qualche foto col drone, pensando a come doveva essere vivere qui in passato. In tutta la valle dalla strada si vedono altre case simili in pietra, alcune crollate
Dopo altra strada e una specie di canyon (peccato non potersi fermare in sicurezza per godersi il panorama e fare foto), si confluisce in una valle più ampia che è quella che si farebbe scendendo direttamente da Songpan verso Chengdu senza allungare dall’altopiano.
Siamo in Mao County (nome non correlato al grande timoniere, questo significa “lussureggiante”), zona che è stata fortemente devastata dal terremoto del 2008 che ha fatto oltre 100mila morti, raso al suolo intere cittadine e causato una miriade di frane. La città è stata completamente ricostruita, si spera con misure antisismiche...
Il lago di Diexi, formatosi dopo che un altro terremoto negli anni ’30 ha fatto franare un pezzo di montagna ostruendo la valle, creando un nuovo lago.
Punto panoramico con una torre su cui si può salire per ammirare il panorama.
Due passi nel vicino villaggio
Arriviamo nella cittadina di Mao County, che non è proprio piccola per i nostri standard ma ha solo 3 hotel (anzi locande) che accettano stranieri: il primo rifiuta la prenotazione lo stesso, col secondo va meglio e si rivela davvero ottimo, spazioso e in condizioni impeccabili, proprietari gentilissimi e con un giardinetto in stile tradizionale cinese. Ha anche un ristorante con buone recensioni online, quindi non dobbiamo cercare altro per cena, e infatti mangiamo benissimo. Un piatto del posto è carne di yak cotta al vapore coperta da un impasto di farina di (non ricordo quale) cereale, che ricorda molto la polenta.
Il governo locale ha incentivato la coltivazione di frutta per spingere l’economia, dicono che clima e terreno siano adatti, e ci sono frutteti tutt’intorno
Vista notturna con complessi di edifici nuovi con architettura ispirata a quella tradizionale. L
Il giorno dopo partenza in direzione Chengdu, attraversiamo Wenchuan, altra città divenuta tristemente famosa per il terremoto del 2008, anche se oggi non se ne vedono i segni (ci sarebbe un museo sul terremoto ma non sono riuscito a trovarlo). Ormai quasi arrivati alla periferia di Chengdu, usciamo prima a Dujiangyan, un posto famoso per il complesso sistema idraulico costruito in antichità per gestire l’acqua che arriva dalle montagne (incluso lo Yangtze) e ridirezionarla in diversi canali per irrigare le coltivazioni in pianura e ridurre le alluvioni.
Da quanto ho capito è stato trasformato in una mezza trappola per turisti, quindi lo evito e ci dirigiamo invece alla vicina riserva dei panda di Qingcheng mountain, consigliato perché è poco affollato e permette di vedere gli animali da distanza ravvicinata (ci sono altri 3 posti a Chengdu e dintorni dove si possono vedere i panda, sono più grandi e con più animali, ma molto più frequentati). I panda sono più attivi di prima mattina. Peccato che pioviggina costantemente.
È la prima volta che vedo i panda dal vivo ed è un’esperienza emozionante. Peccato che il posto tiri fuori il peggio dei turisti locali. Non tutti eh, bisogna sottolinearlo, ma davvero troppa gente incivile che fa chiasso e urla per attirare l’attenzione dei panda dove dovrebbe regnare un religioso silenzio… inquietante la necessità di dover mettere ovunque divieti di lanciare sassi e oggetti contro gli animali.
Tutto questo mi lascia il dubbio su quanto sia giusto tenere questi animali confinati in spazi così ristretti piuttosto che in libertà nell’ambiente selvatico, anche se dubito della loro sopravvivenza dato che ormai sono mezzi addomesticati dall’uomo.
Comunque, non sono qui per giudicare ma per condividere questo viaggio, e quindi eccovi una carrellata di foto di…
Panda che dorme
Panda che si gratta le chiappe
Panda che riflette sul senso della vita
Panda in lunch-meeting
Io quando suona la sveglia
Posa logo WWF. Dopo aver rischiato l’estinzione, ora grazie ai programmi di conservazione la popolazione in natura è aumentata, anche se parliamo di un paio di migliaia di esemplari, per di più a rischio per la costante riduzione del proprio habitat (principalmente le foreste del Sichuan, appunto) per mano dell’uomo.
C’è anche il panda rosso, che a dispetto del nome non è imparentato col più noto panda gigante di prima, anche se ne condivide in parte l’habitat e le abitudini alimentari. Leggo che passa fino a 13 ore al giorno a mangiare. Il bambù di cui si ciba ha poco nutrimento, quindi per sopravvivere deve consumarne quantità industriali
Finita la visita ai panda, breve sosta pranzo e altro lungo tragitto, di nuovo verso le montagne, ma questa volta più a sud in direzione Siguniang mountain. È la seconda montagna più alta del Sichuan, e nelle (rare) giornate limpide è visibile da Chengdu.
(foto di repertorio di Chengdu, Siguniang è la vetta innevata a sinistra, sotto il trattino nelle marche)
(continua...)