Coronavirus, Brunini: aeroporti milanesi aperti, lo Stato ci lasci più libertà d’azione
di*Leonard Berberi04 mar 2020
MILANO*— Gli aeroporti di Malpensa e Linate restano aperti, tutto funziona come sempre. Anche questi giorni di emergenza coronavirus dove i passeggeri nei due scali sono calati di quasi il 50% nelle ultime due settimane. «Non solo perché forniamo un servizio di pubblica utilità, ma anche perché quando tutto questo sarà finito saremo già pronti per la ripartenza», commenta Armando Brunini, amministratore delegato di Sea, la società che gestisce i due scali milanesi che dal 21 febbraio stanno registrando un calo di flussi «a livelli mai visti, nemmeno dopo l’11 settembre 2001». Per questo l’ad non dimentica di ringraziare i dipendenti.
Cos’è successo questi giorni?*
«Venerdì 21 febbraio abbiamo saputo del focolaio in Lombardia. Il lunedì dopo il traffico nei nostri scali è andato in picchiata».
Mi sembra sorpreso...*
Non ho mai vissuto un’esperienza del genere».
Si aspettava questo crollo?*
«Quando il focolaio era solo in Cina avevamo notato che nei loro scali importanti i cali erano del 70-80%. Non siamo a quei livelli. Linate perde più di Malpensa. Ma è la progressione che mi preoccupa: il 3 marzo abbiamo toccato -65% nel complesso. Il domestico perde più dell’internazionale, ci sono tante cancellazioni, c’è una riduzione dell’offerta e chi opera lo fa con tassi di riempimento degli aerei di decine di punti più basso».
E i danni sono enormi.*
«Siamo di fronte a una crisi profonda, non ce lo nascondiamo, che condividiamo con il territorio e il resto del Paese. Ma c’è anche la certezza che si tratta di un evento temporaneo: ci saranno ricadute importanti, ma poi finirà. Per questo non dobbiamo compromettere il futuro e nemmeno disperdere il capitale umano».
Come vi state muovendo?*
«Intanto mitigando i danni nel breve periodo sulla nostra azienda riducendo il più possibile i costi, ottimizzando l’utilizzo della turnistica, facendo smaltire le ferie, evitando gli straordinari e limitando le spese che non sono indispensabili. Poi c’è il discorso più generale: il comparto del trasporto aereo e del turismo ha chiesto al governo degli interventi di supporto temporaneo».
Fermerete anche gli investimenti?*
«Quelli in corso proseguono. Tra quelli previsti andremo a spostare in avanti i meno essenziali. Quelli strategici partiranno in ogni caso».
Servirà anche il contributo del Paese?*
«Bisognerà attrezzarsi per il rilancio con una grande campagna di comunicazione sull’attrattività dell’Italia. E noi dobbiamo essere messi in condizione di lavorare».
In che modo?*
«In questo periodo si ragiona sul modificare le regole del gioco del nostro settore introducendo per esempio nuovi modelli tariffari. Chiediamo di congelare tutto fino a quando non ci saremo ripresi. E chiediamo di poterci muovere velocemente, di agire commercialmente senza troppi vincoli».
Quanto durerà la crisi?*
«Penso qualche mese».
Mal comune mezzo gaudio se il virus si diffonde in Europa?*
«Spero proprio di no, altrimenti la crisi diventa più vasta e non ci si muove più. Per quel che ci riguarda serve una ripartenza veloce. Dobbiamo farci trovare pronti. Milano deve tornare a essere una delle città più attrattive e dinamiche dell’Europa».
lberberi@corriere.it
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