Analisi sull' andamento delle tariffe aeree


s4lv0z

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Da leggere così: non solo ne hanno di più per chilometro quadrato, ne hanno di più in valore assoluto (cosa tristemente vera)
Difendere certi ambiti della mia regione che sono solito criticare anch'io (con motivazioni pertinenti) non mi è congeniale... però qui si discute di un meme provocatorio e della battuta di un comico.

Quel numero si riferisce al passato e conta operai stagionali. Oggi non ci sono 24000 guardie forestali in Sicilia e se li intendiamo come persone pagate su base annua non ci sono mai stati.

Se poi a parte il testo del comico ci sono fatti... su cosa facevano in quel momento quelle persone a tutela di appena il 15% del patrimonio forestale italiano... se proteggere una foresta al centro del Mediterraneo è più o meno complicato che in Trentino o in Canada... sul bisogno o meno di attività per contenere il dissesto idrogeologico... o su qualunque fatto rilevante... parliamone e non farò sconti a nessuno. Ma su fatti e non su banali luoghi comuni.

A proposito come ci siamo arrivati a parlare di operai forestali? Che attinenza c'è con AC?

Magari restando in zona sarebbe più in tema evidenziare perché gli attuali rimborsi sui voli ai siciliani non siano un'idea così brillante... con la speranza di essere fonte di ispirazione per qualcuno.



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Paolo_61

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Difendere certi ambiti della mia regione che sono solito criticare anch'io (con motivazioni pertinenti) non mi è congeniale... però qui si discute di un meme provocatorio e della battuta di un comico.

Quel numero si riferisce al passato e conta operai stagionali. Oggi non ci sono 24000 guardie forestali in Sicilia e se li intendiamo come persone pagate su base annua non ci sono mai stati.

Se poi a parte il testo del comico ci sono fatti... su cosa facevano in quel momento quelle persone a tutela di appena il 15% del patrimonio forestale italiano... se proteggere una foresta al centro del Mediterraneo è più o meno complicato che in Trentino o in Canada... sul bisogno o meno di attività per contenere il dissesto idrogeologico... o su qualunque fatto rilevante... parliamone e non farò sconti a nessuno. Ma su fatti e non su banali luoghi comuni.

A proposito come ci siamo arrivati a parlare di operai forestali? Che attinenza c'è con AC?

Magari restando in zona sarebbe più in tema evidenziare perché gli attuali rimborsi sui voli ai siciliani non siano un'idea così brillante... con la speranza di essere fonte di ispirazione per qualcuno.



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Direi che la cosa migliore è stendere un pietoso velo sull’argomento OT
 
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East End Ave

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su e giu' sull'atlantico...
Difendere certi ambiti della mia regione che sono solito criticare anch'io (con motivazioni pertinenti) non mi è congeniale... però qui si discute di un meme provocatorio e della battuta di un comico.

Quel numero si riferisce al passato e conta operai stagionali. Oggi non ci sono 24000 guardie forestali in Sicilia e se li intendiamo come persone pagate su base annua non ci sono mai stati.

Se poi a parte il testo del comico ci sono fatti... su cosa facevano in quel momento quelle persone a tutela di appena il 15% del patrimonio forestale italiano... se proteggere una foresta al centro del Mediterraneo è più o meno complicato che in Trentino o in Canada... sul bisogno o meno di attività per contenere il dissesto idrogeologico... o su qualunque fatto rilevante... parliamone e non farò sconti a nessuno. Ma su fatti e non su banali luoghi comuni.

A proposito come ci siamo arrivati a parlare di operai forestali? Che attinenza c'è con AC?

Magari restando in zona sarebbe più in tema evidenziare perché gli attuali rimborsi sui voli ai siciliani non siano un'idea così brillante... con la speranza di essere fonte di ispirazione per qualcuno.



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Amico mio, e sai la stima che ho per te, purtroppo se non sono i forestali sono altri millemila rivoli di dinamiche simili che pertengono alla Regione Sicilia in modalita' anacronistica e assurda nel tempo. E credimi, lo dico amando la regione e le persone; ma la mentalita' e' ancora ferma e questo ennesimo atto lo dimostra. Assistenzialismo perpetuo. Da ricevere e da distribuire.
 

indaco1

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.
La differenza in base alla popolazione (5 vs 40) ovviamente e' meno rilevante che in base alla superficie.

Pero' il tema non OT e': in che modo e' giusto che le istituzioni incentivino i trasporti, soprattutto per le zone piu' periferiche e lontane?

Volare in Sicilia o altrove non ha costi molto diversi, pero' altrove hanno altri mezzi di trasporto, basta essere che so a Napoli e sei collegato con MI in 4 ore via treno, e tutto sommato anche l'auto e' un'opzione.

E' giusto contribuire un po' ad avvicinare i cittadini piu' lontani attingendo alle risorse del contribuente?

E se lo fanno, lo fanno bene (come in Spagna si dice) o lo fanno "alla piffero"? Sarebbero spesi meglio in altro modo? O basterebbe non tassere e non mettere lacciuoli?
 
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Cesare.Caldi

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A chi può interessare segnalo che domani col Corriere ci sarà un inserto omaggio di 24 pagine con varie informazioni sull' analisi e l'andamento delle tariffe aeree.

Voli, come risparmiare? La guida per le vacanze gratis con il «Corriere» il 4 marzo
di Leonard Berberi

Analisi, interviste, test sul campo e infografiche: una bussola per pagare di meno. L’inserto in edicola con il quotidiano con numeri esclusivi e curiosità sul settore del trasporto aereo
Voli, come risparmiare? La guida per le vacanze gratis con il «Corriere» il 4 marzo

Quando è meglio prenotare un volo? E quando, invece, costa meno volare? Su quali siti è consigliabile comprare il biglietto? È vero che si paga una cifra inferiore acquistando in «incognito»? Ogni volta che organizziamo un viaggio — Pasqua si sta avvicinando, e stavolta sarà per molti un lunghissimo ponte, che terminerà addirittura il 4 maggio — queste domande ci accompagnano per giorni. Mentre sul web si legge qualsiasi cosa, dai «trucchi» contro i rincari delle compagnie aeree ai siti web che propongono tariffe un po’ troppo convenienti per essere vere.

Il dossier
Ecco perché, per aiutare i lettori-viaggiatori a fare le scelte migliori, evitando sorprese spiacevoli il giorno della partenza, ma anche per «accompagnarli» nel mondo del trasporto aereo, il Corriere della Sera ha realizzato un inserto — «Volare» — gratis in edicola domani (4 marzo), allegato al quotidiano. Ventiquattro pagine di vademecum, analisi, approfondimenti, confronti, interviste, commenti degli esperti, viaggi (anche fotografici) nel passato, con la storia dell’aviazione in Italia, e un balzo nel futuro sui «taxi volanti».

I numeri
Ci sono anche molte infografiche, comprese alcune che mostrano dati in esclusiva con le tariffe medie negli aeroporti italiani, le curve dei prezzi sia per Pasqua, sia per i due mesi di picco dell’estate. Ma anche dove e come abbiamo viaggiato nell’ultimo anno. I dati forniti dalle piattaforme specializzate, poi, ci dicono in anteprima pure quali sono i modelli di aerei — dagli Airbus A320 e Boeing 737 fino al gigante dei cieli, l’A380 — che vedremo negli aeroporti d’Italia.

All’interno
Un dossier unico nel suo genere, da conservare, in un anno che si annuncia record per il settore con 5,2 miliardi di passeggeri in tutto il mondo e oltre mille miliardi di dollari di ricavi, secondo le stime della Iata, l’associazione delle aviolinee. All’interno un esperto di Revenue management — il dipartimento che all’interno delle compagnie aeree decide i prezzi dei voli — spiega come si fissano le tariffe, rotta per rotta. La vendita dei biglietti è soltanto una parte dei ricavi. Le low cost, soprattutto, stanno guadagnando un sacco di soldi (148 miliardi di dollari nel 2024) dai servizi extra, come la scelta del posto, l’imbarco prioritario (che consente di portare un trolley in cabina), il bagaglio in stiva.

Viaggio negli aeroporti
Su tutto questo — e sulla regolarità del servizio — vigila in Italia l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac), il cui presidente Pierluigi Di Palma anticipa in un’intervista anche tutte le misure a cui si sta pensando per ridurre i disagi, in particolare d’estate. Con il boom del traffico atteso nel 2025 gli aeroporti saranno chiamati a gestire volumi record. Ecco perché nelle pagine dello speciale «Volare» c’è il racconto di tre giornate passate nei principali scali: Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Bergamo.

La concorrenza del treno e il lusso
A proposito di Roma e Milano: la «navetta» dei cieli negli anni ha dovuto cedere il posto a quella via ferro, grazie all’alta velocità. Nell’inserto il confronto aereo-treno — su prezzi e tempistiche — aiuta a offrire un contesto migliore. E a considerare anche l’impatto ambientale, altro argomento affrontato nel dossier. Così come la sicurezza, post 11 settembre 2001. Il tutto senza dimenticare i passeggeri che volano in classe Prima o Business, coccolati con ogni tipo di lusso già a terra — figurarsi in quota — con piatti d’alta cucina e intrattenimento di bordo con film (ancora nelle sale) o serie tv pluripremiate.

 

Viking

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A chi può interessare segnalo che domani col Corriere ci sarà un inserto omaggio di 24 pagine con varie informazioni sull' analisi e l'andamento delle tariffe aeree.

Voli, come risparmiare? La guida per le vacanze gratis con il «Corriere» il 4 marzo
di Leonard Berberi

Gia' a leggere vacanze gratis viene da ridere, sara' la raccolta dei soliti articoli su:
1_ il giorno ideale per prenotare (Martedi)
2_ quale posto prenotare in caso di caduta dell'aereo (36C)
3_ quale pasto scegliere tra pasta e pollo in base al posto in cui siedi (al 41E nulla perche' tutto finito)
4_ il momento migliore per andare in bagno se sei nel posto centrale (mai)
5_ quali compagnie prenotare perche' hanno bannato gli infant a bordo (Corendon Airlines)

Il Corriere e' caduto in basso, caro Lenny...
 

leerit

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Per incentivare le compagnie aeree, soprattutto low cost, a volare nei propri aeroporti e portare maggiori flussi le società di gestione degli scali europei hanno sborsato l’ultimo anno oltre 3,6 miliardi di euro di supporto tra sconti, contributi marketing, agevolazioni d’ogni tipo, da quelle «classiche» alle più fantasiose. Poco più della metà è andata a favore di Ryanair, prima compagnia del Vecchio Continente per passeggeri trasportati, ma non è indifferente la capacità di Wizz Air di strappare accordi commerciali vantaggiosi. È quanto emerge da un’inchiesta del Corriere sulla base della lettura di oltre tremila pagine di documenti riservati e dopo aver parlato con una ventina di dirigenti (ed ex) degli scali e dei vettori.
Il finanziamento
Gran parte di questi incentivi è stata finanziata dalle società di gestione aeroportuale, ma sale progressivamente il ruolo degli enti nazionali e locali. Nel 2022, per esempio, Cipro ha stanziato 165,6 milioni di euro per il quinquennio 2023-2027 per i vettori, fondi co-stanziati dal ministero dei Trasporti e dalla società di gestione aeroportuale. Se da un lato questa modalità ha consentito ai piccoli aeroporti, anche a quelli «remoti», di avere voli diretti e maggiori flussi turistici, dall’altro lato sta diventando in diversi casi un «cappio» per le società di gestione che rischiano di chiudere se non continuano a supportare questa connettività.


Cosa sono
Gli incentivi sono erogati perché il presupposto è che più compagnie volano in uno scalo e più passeggeri portano, più l’economia del territorio ne trae beneficio: i turisti spendono soldi per gli hotel, i ristoranti, i negozi, i duty free aeroportuali, il noleggio auto, i parcheggi, i tassisti. Una direttiva europea del 2009 dà il via libera a questi «incentivi per avviare nuove rotte in modo da promuovere, tra l’altro, lo sviluppo delle regioni svantaggiate e ultra-periferiche» a patto che vengano erogati «in conformità con il diritto comunitario».

Le tipologie di aiuti
Le formule di contributo si dividono sostanzialmente in tre grandi gruppi: gli incentivi per lo sviluppo del traffico per nuove rotte o l’incremento delle frequenze, gli sconti (totali o parziali) sotto forma di detrazioni o rimborsi sulle tariffe aeroportuali, le attività di co-marketing per la promozione delle località turistiche attraverso i canali social e i siti web delle aviolinee. Ci sono poi gli sconti per chi posiziona più aerei, per la movimentazione negli orari o nei periodi dell’anno non di picco, contributi per chi non raggiunge un tasso di riempimento minimo, incentivi per l’incremento del traffico in transito.
Sui passeggeri
Gli incentivi sono previsti per i passeggeri partenti. «Ma considerando che su alcune direttrici a stanziare contributi sono entrambi gli scali allora la compagnia riceve soldi due volte», sottolinea più di una delle fonti. Tutti ricordano che quest’anno c’è pure il problema della scarsità di nuovi aerei. Un elemento non da poco perché — come spiegano due dirigenti aeroportuali — «s’è fatta ancora più dura la guerra per strappare ad altri scali un aereo in più».
Le rinegoziazioni
Nella seconda metà del 2024 i responsabili delle low cost hanno svolto centinaia di incontri in giro per l’Europa per rinnovare accordi commerciali — la cui durata va da uno a sette anni — che riconoscono un incentivo maggiore a passeggero. «Nel 2025 riallocheremo l’aumento limitato dell’offerta verso quelle regioni e aeroporti (in Polonia, Svezia e Italia) che stanno investendo nella crescita riducendo o eliminando le tasse sull’aviazione e incentivando l’aumento del traffico», scrive Ryanair sul bilancio del suo trimestre ottobre-dicembre 2024.

Accordi riservati
Gli accordi commerciali vettori-aeroporti sono i documenti più blindati in questo tipo di transazioni. Diverse low cost affiancano ai contratti clausole di riservatezza accompagnate da penali milionarie in caso di rivelazione di quello che ritengono un segreto industriale. Ecco perché né le società di gestione, né le aviolinee rendono consultabili questi documenti. Documenti che non sono nemmeno nella disponibilità delle autorità di controllo nazionali o comunitarie. Il Corriere negli ultimi mesi ha avuto la possibilità di consultare i contratti siglati in diverse aree dell’Europa per poter così stimare l’ammontare degli incentivi. Una cifra peraltro non definitiva.
Le rotte agevolate
Va precisato che non tutte le rotte sono «agevolate». E la rete di collegamenti influenza l’ammontare degli aiuti economici. Per esempio: easyJet, seconda low cost d’Europa, riceve una cifra proporzionalmente inferiore a Wizz Air (al terzo posto) perché vola molto negli scali «primari» — come Milano Linate, Parigi Orly, Londra Gatwick — che non stanziano soldi per sviluppare la connettività di breve e medio raggio. Al contrario, Ryanair e Wizz Air volano pure in impianti piccoli — come Skelleftea, in Svezia, oppure Ocrida, in Macedonia — hanno una maggiore forza negoziale in sede di trattative commerciali con le società di gestione.
Le voci di spesa
Trattative che, è bene chiarirlo, prevedono spesso uno sconto sui servizi aeroportuali senza necessariamente configurarsi come un «incentivo». Ma al netto di questo, le società di gestione degli scali hanno speso almeno 3,6 miliardi ulteriori per «invogliare» le aviolinee low cost a volare nel proprio aeroporto, con esborsi maggiori in cambio di un aereo posizionato nell’impianto. Leggendo i bilanci di Ryanair, per esempio, si nota che il vettore ha speso in media 8,1 euro a passeggero di tariffe aeroportuali e per l’handling. Ma l’analisi del Corriere sul network della low cost e le spese operative reali mostrano che solo di tariffe aeroportuali dovrebbe pagare 19 euro, ai quali si aggiungerebbero 3 euro di handling. C’è, insomma, una differenza di 13,9 euro.

Chi riceve di più
Ecco perché nel 2024 la stima di incentivi aeroportuali ottenuti in Europa da Ryanair — tolte le rotte non «sovvenzionate» — ammonta a 1,9 miliardi di euro, secondo l’analisi del Corriere. Al secondo posto compare Wizz Air con oltre 650 milioni di euro, seguita da Vueling con 224 milioni. Solo quarta easyJet con 205 milioni di euro. Tutte le altre low cost considerate — Volotea, Transavia, Norwegian Air, Pegasus Airlines, Play — ricevono nel complesso vantaggi per oltre 620 milioni di euro.
Le repliche
Ryanair e Vueling non hanno risposto alle richieste del Corriere al momento della pubblicazione dell’articolo. «Gli incentivi aeroportuali rappresentano una leva strategica per stimolare il traffico e migliorare la connettività», replica una portavoce di easyJet, senza commentare i numeri. «Inoltre — prosegue — la possibilità di stipulare accordi per la crescita del traffico costituisce una leva commerciale fondamentale per gli aeroporti, consentendo sia ai gestori sia ai vettori di pianificare investimenti a lungo termine. È tuttavia essenziale che tali programmi siano trasparenti e accessibili a tutte le compagnie, nel rispetto della normativa europea».
«Offriamo viaggi accessibili»
Mentre una portavoce di Wizz Air fa sapere che «i programmi di incentivazione degli aeroporti europei sono pubblici e sono disponibili per tutte le compagnie. A seconda della strategia di sviluppo dello scalo, potrebbero incentivare la crescita del numero di passeggeri, nuove rotte non servite, aeromobili con migliori caratteristiche di sostenibilità e riduzione del rumore, e altri parametri». «Con la missione di offrire viaggi accessibili a tutti — prosegue —, Wizz Air è orgogliosa di aver aperto rotte verso destinazioni uniche e fuori dai percorsi più battuti in tutta Europa e oltre, operando aeromobili all’avanguardia con le migliori caratteristiche di riduzione del rumore e di efficienza del carburante nella sua classe».
«Garantiamo volumi»
In una recente chiacchierata con il Corriere Eddie Wilson, ceo di Ryanair, ha negato di ricevere sussidi dalle società di gestione. «Quello che garantiamo agli aeroporti è fornire con assoluta certezza un certo numero di passeggeri. Volumi che poi consentono agli scali di ampliare il terminal, mettere negozi, parcheggi. Guardi proprio a Bergamo: quando abbiamo aperto la base, nel 2004, era uno scalo solo per il cargo. Oggi è il terzo aeroporto d’Italia per viaggiatori». Nel 2023, secondo l’ultimo bilancio disponibile, Sacbo (la società di gestione dello scalo orobico) ha speso 62 milioni di «oneri per a
I contenziosi
Altrove in Europa Ryanair per esempio ha ricevuto oltre 62 milioni di euro nei suoi primi anni di attività all’aeroporto di Girona, a nord di Barcellona, dove dopo un periodo di boom (con 5,5 milioni di passeggeri nel 2008) i collegamenti si sono sensibilmente ridotti e il 2024 si è chiuso con meno di 2 milioni di viaggiatori. E sono diversi i casi in cui la Commissione europea ha deciso che gli incentivi erano andati oltre il loro perimetro. Nel settembre 2024 Bruxelles ha stabilito che due accordi di marketing conclusi nel 2005 e nel 2017 da Ryanair con il Land Renania-Palatinato e un supporto alla formazione dei piloti della low cost erano incompatibili con le norme sugli aiuti di Stato nell’Unione europea. Per questo è stato ordinato alla Germania di recuperare dal vettore 13-14 milioni di euro, «più interessi».
Le nuove frontiere
I 3,6 miliardi di euro di incentivi in Europa non sono un dato finale dal momento che le tipologie di accordi sono tali e tanti che diventa impossibile reperire ed esaminare le intese in circa 320 aeroporti nel Vecchio Continente. A questi poi andrebbero aggiunte le agevolazioni che i vettori europei stanno ottenendo al di fuori, come il Nord Africa o l’Arabia Saudita. Wizz Air, per esempio, ha deciso di utilizzare l’Airbus A321Xlr — gioiello di ultima generazione in grado di effettuare voli intercontinentali — su una rotta come Londra Gatwick-Medina. Rotta tra quelle fortemente incentivate dal regno saudita attraverso il multimiliardario «Air Connectivity Program».


ccordi commerciali con compagnie aeree e tour operator», in media 7,8 euro per passeggero in partenza.
 

Cesare.Caldi

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Costi dei biglietti aerei, perché cambia il prezzo di un volo (anche in base al cliente): «Così decidiamo le tariffe»
di Giulio Manunta

Parla l’esperto di Revenue management delle compagnie. «Trattiamo il sedile di un aereo come il fruttivendolo tratta una sua mela: se non l’hai venduta prima che sia troppo tardi l’hai persa per sempre». Ecco tutte le decisioni che stanno dietro a una tariffa
Costi dei biglietti aerei, così decidiamo i prezzi dei voli

Quando si parla di «gestione dei ricavi» si è soliti descriverla come «l’arte di vendere il prodotto giusto, al cliente giusto, nell’istante giusto». Una frase ad effetto facilissima a dirsi, un po’ più complessa a realizzarsi. Dai primi anni 80, quando American Airlines introdusse il primo sistema rudimentale di variazione delle tariffe, di strada se ne è percorsa, arrivando a sviluppare una vera e propria disciplina in grado di massimizzare i ricavi di una domanda segmentata, rispetto a un inventario di un prodotto «deperibile». Il «revenue manager» infatti considera i sedili di un suo aereo come un fruttivendolo considera le sue mele: se non l’hai venduta prima che sia troppo tardi, l’hai persa per sempre.

Il «Revenue management»
Il trasporto aereo è stato precursore e a tutt’oggi è il settore dove il «revenue management» si è maggiormente sviluppato, per via della complessità di un’industria informatizzata, competitiva e soggetta a continue influenze geopolitiche e ambientali. Fino ai primi anni Duemila l’attenzione era focalizzata in particolare sulla segmentazione della domanda passeggeri in viaggio di piacere e affari, offrendo ai primi agevolazioni ad esempio per le famiglie, ai secondi prodotti incentrati sulla flessibilità.


Costi dei biglietti aerei, così decidiamo i prezzi dei voli


Il ruolo delle low cost
Ma con l’avvento del traffico aereo di massa, guidato in larga parte dalle low cost, ci si è concentrati sull’offerta di tariffe per tratte singole, il più competitive possibile, spacchettando ogni servizio complementare, cosiddetto «ancillare». I sistemi di prenotazione, tariffazione e ottimizzazione dei ricavi si sono evoluti a tal punto che la costruzione di una tariffa viene determinata dallo storico della domanda, l’andamento delle prenotazioni, lo scenario competitivo e diverse altre variabili. Per questo motivo quando qualcuno sostiene di sapere che in un determinato giorno della settimana e ora, le tariffe disponibili sono sicuramente più economiche, riscuote ilarità tra gli addetti ai lavori.

Quando prenotare
Certamente vale il principio che acquistare un biglietto con largo anticipo tende a far risparmiare, per un mero motivo di inventario, ma è sempre più frequente trovare tariffe convenienti a pochi giorni dalla partenza o poco attraenti a sei mesi, grazie ai sistemi di previsione che determinano quando si presenta la domanda altospendente. Tutto ciò senza dimenticare gli errori di prezzatura, che generano giubilo tra i clienti, un po’ meno tra i nostri ranghi.

Le principali «leve»
Le principali leve che i responsabili del «Revenue» hanno a loro disposizione sono fondamentalmente due: il coefficiente di riempimento e la tariffa media. Vendere quanti più sedili possibili prima che l’aereo decolli, e alla migliore tariffa possibile. Seppur questa disciplina non sia sostanzialmente legata ai costi di produzione ma sia una funzione della domanda e offerta, nessun analista svenderebbe mai i posti pur di ottenere il maggiore riempimento, perché non starebbe estraendo il massimo valore possibile dal suo bene. Allo stesso modo tentare di spremere il cliente con tariffe eccessive in presenza di una domanda finita, comporterebbe un riempimento talmente basso che lederebbe quel concetto di «deperibilità» di cui si è accennato in precedenza: in parole povere rimarrebbe il prodotto invenduto (il volo XX1234 del 20 febbraio 2025 esisterà una sola volta).

Un difficile equilibrio
L’ottimizzazione del ricavo sta nel trovare un equilibrio tra i due indici di prestazione, unitamente ad altri fattori come la lunghezza o la tipologia del volo. Ciononostante, negli ultimi anni si sta assistendo a un cambio di paradigma nella disciplina, spostandosi da un approccio di analisi della domanda (prenotazioni storiche e future) all’analisi del cliente, in ogni suo singolo aspetto e gusto. Il punto centrale di questo cambiamento è legato al fatto che col livello di competitività raggiunto e la riduzione dei margini di guadagno, deprezzare il proprio bene è sempre meno sostenibile.

La «prezzatura continua»
È necessario perciò lavorare all’offerta di un prodotto (tariffario) che vada incontro alle esigenze del cliente e alla sua disponibilità a pagare, affinando nuovi canali di distribuzione capaci di intercettare meglio le loro richieste ed evolvendo da concetti di tariffazione ormai obsoleti come le classi di prenotazione (livelli di prezzo che vengono resi disponibili a seconda dell’andamento del volo), a quelli di «prezzatura continua» ovvero un modello capace di offrire potenzialmente una tariffa diversa a ogni singolo cliente, ottenendo la sua completa soddisfazione e al contempo la massimizzazione di ricavo per la compagnia.

(Giulio Manunta è esperto di Revenue Management e di Pricing per conto di diverse compagnie aeree)

 

Stefanopv

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Gia' a leggere vacanze gratis viene da ridere, sara' la raccolta dei soliti articoli su:
1_ il giorno ideale per prenotare (Martedi)
2_ quale posto prenotare in caso di caduta dell'aereo (36C)
3_ quale pasto scegliere tra pasta e pollo in base al posto in cui siedi (al 41E nulla perche' tutto finito)
4_ il momento migliore per andare in bagno se sei nel posto centrale (mai)
5_ quali compagnie prenotare perche' hanno bannato gli infant a bordo (Corendon Airlines)

Il Corriere e' caduto in basso, caro Lenny...
Penso che intendesse gratis l'inserto non le vacanze
 

BrunoFLR

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Costi dei biglietti aerei, perché cambia il prezzo di un volo (anche in base al cliente): «Così decidiamo le tariffe»
di Giulio Manunta

Parla l’esperto di Revenue management delle compagnie. «Trattiamo il sedile di un aereo come il fruttivendolo tratta una sua mela: se non l’hai venduta prima che sia troppo tardi l’hai persa per sempre». Ecco tutte le decisioni che stanno dietro a una tariffa
Costi dei biglietti aerei, così decidiamo i prezzi dei voli

Quando si parla di «gestione dei ricavi» si è soliti descriverla come «l’arte di vendere il prodotto giusto, al cliente giusto, nell’istante giusto». Una frase ad effetto facilissima a dirsi, un po’ più complessa a realizzarsi. Dai primi anni 80, quando American Airlines introdusse il primo sistema rudimentale di variazione delle tariffe, di strada se ne è percorsa, arrivando a sviluppare una vera e propria disciplina in grado di massimizzare i ricavi di una domanda segmentata, rispetto a un inventario di un prodotto «deperibile». Il «revenue manager» infatti considera i sedili di un suo aereo come un fruttivendolo considera le sue mele: se non l’hai venduta prima che sia troppo tardi, l’hai persa per sempre.

Il «Revenue management»
Il trasporto aereo è stato precursore e a tutt’oggi è il settore dove il «revenue management» si è maggiormente sviluppato, per via della complessità di un’industria informatizzata, competitiva e soggetta a continue influenze geopolitiche e ambientali. Fino ai primi anni Duemila l’attenzione era focalizzata in particolare sulla segmentazione della domanda passeggeri in viaggio di piacere e affari, offrendo ai primi agevolazioni ad esempio per le famiglie, ai secondi prodotti incentrati sulla flessibilità.


Costi dei biglietti aerei, così decidiamo i prezzi dei voli


Il ruolo delle low cost
Ma con l’avvento del traffico aereo di massa, guidato in larga parte dalle low cost, ci si è concentrati sull’offerta di tariffe per tratte singole, il più competitive possibile, spacchettando ogni servizio complementare, cosiddetto «ancillare». I sistemi di prenotazione, tariffazione e ottimizzazione dei ricavi si sono evoluti a tal punto che la costruzione di una tariffa viene determinata dallo storico della domanda, l’andamento delle prenotazioni, lo scenario competitivo e diverse altre variabili. Per questo motivo quando qualcuno sostiene di sapere che in un determinato giorno della settimana e ora, le tariffe disponibili sono sicuramente più economiche, riscuote ilarità tra gli addetti ai lavori.

Quando prenotare
Certamente vale il principio che acquistare un biglietto con largo anticipo tende a far risparmiare, per un mero motivo di inventario, ma è sempre più frequente trovare tariffe convenienti a pochi giorni dalla partenza o poco attraenti a sei mesi, grazie ai sistemi di previsione che determinano quando si presenta la domanda altospendente. Tutto ciò senza dimenticare gli errori di prezzatura, che generano giubilo tra i clienti, un po’ meno tra i nostri ranghi.

Le principali «leve»
Le principali leve che i responsabili del «Revenue» hanno a loro disposizione sono fondamentalmente due: il coefficiente di riempimento e la tariffa media. Vendere quanti più sedili possibili prima che l’aereo decolli, e alla migliore tariffa possibile. Seppur questa disciplina non sia sostanzialmente legata ai costi di produzione ma sia una funzione della domanda e offerta, nessun analista svenderebbe mai i posti pur di ottenere il maggiore riempimento, perché non starebbe estraendo il massimo valore possibile dal suo bene. Allo stesso modo tentare di spremere il cliente con tariffe eccessive in presenza di una domanda finita, comporterebbe un riempimento talmente basso che lederebbe quel concetto di «deperibilità» di cui si è accennato in precedenza: in parole povere rimarrebbe il prodotto invenduto (il volo XX1234 del 20 febbraio 2025 esisterà una sola volta).

Un difficile equilibrio
L’ottimizzazione del ricavo sta nel trovare un equilibrio tra i due indici di prestazione, unitamente ad altri fattori come la lunghezza o la tipologia del volo. Ciononostante, negli ultimi anni si sta assistendo a un cambio di paradigma nella disciplina, spostandosi da un approccio di analisi della domanda (prenotazioni storiche e future) all’analisi del cliente, in ogni suo singolo aspetto e gusto. Il punto centrale di questo cambiamento è legato al fatto che col livello di competitività raggiunto e la riduzione dei margini di guadagno, deprezzare il proprio bene è sempre meno sostenibile.

La «prezzatura continua»
È necessario perciò lavorare all’offerta di un prodotto (tariffario) che vada incontro alle esigenze del cliente e alla sua disponibilità a pagare, affinando nuovi canali di distribuzione capaci di intercettare meglio le loro richieste ed evolvendo da concetti di tariffazione ormai obsoleti come le classi di prenotazione (livelli di prezzo che vengono resi disponibili a seconda dell’andamento del volo), a quelli di «prezzatura continua» ovvero un modello capace di offrire potenzialmente una tariffa diversa a ogni singolo cliente, ottenendo la sua completa soddisfazione e al contempo la massimizzazione di ricavo per la compagnia.

(Giulio Manunta è esperto di Revenue Management e di Pricing per conto di diverse compagnie aeree)

Tarapio tapioco!